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Disastro della diga del Vajont: 63 anni dopo, una nuova ricerca riesamina come la frana del 1963 ha ucciso migliaia di persone

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Diga del Vajont.
Immagine: Sebi1 · Public domain · Wikimedia Commons

In breve

Il 9 ottobre 1963, una frana di circa 270 milioni di metri cubi si precipitò nel bacino idrico del Vajont nel nordest italiano, spingendo un'onda sulla diga che uccise 1.917 persone, di cui 400 non furono mai trovate. Il 63º anniversario di quest'anno ha portato nuove scoperte scientifiche su come il versante ha ceduto e una rinnovata disputa locale su una centrale elettrica proposta vicino al sito.

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La diga del Vajont, al confine tra le regioni del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia nel nordest italiano, fu completata nel 1959. Secondo il servizio nazionale di Protezione Civile italiano, era considerato il progetto ingegneristico più significativo del paese per la produzione di elettricità all'epoca, ed è stato costruito senza tener adeguatamente conto dell'instabilità geologica dei versanti attorno al bacino idrico che creò sotto il Monte Toc.

Nella notte del 9 ottobre 1963, una massa di roccia e terra stimata in circa 270 milioni di metri cubi si staccò dal fianco settentrionale del Monte Toc e scivolò nel bacino idrico in circa un minuto, secondo la Protezione Civile. L'acqua spostata, stimata in circa 50 milioni di metri cubi, si riversò sulla sommità della diga e giù nella valle del Piave.

Il bilancio delle vittime

L'onda distrusse la città di Longarone e danneggiò i villaggi di Erto e Casso, che si trovavano più vicini al bacino idrico stesso. La Protezione Civile e l'outlet italiano CittaNuova mettono il numero confermato di morti a 1.917, con circa 400 vittime mai recuperate. Alcune fonti in lingua inglese che coprono l'anniversario hanno citato stime più ampie che arrivano a circa 2.000 o più morti, riflettendo l'incertezza sulle vittime che non sono mai state ufficialmente identificate.

Cosa dice la nuova ricerca sul crollo

Il 63º anniversario di quest'anno ha coinciso con nuovi lavori scientifici su perché il versante ha ceduto nel modo in cui ha fatto. Secondo CittaNuova, l'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale italiano (OGS) a Trieste, in collaborazione con l'Università di Parma, ha presentato nuove scoperte il 7 ottobre 2026, sostenendo che la frana non era un unico evento ma consisteva in due blocchi di roccia di composizione diversa che si muovevano a velocità diverse.

In questo resoconto, il secondo blocco, che si muove più velocemente, ha effettivamente spinto contro l'acqua che era già stata alzata dall'ingresso del primo blocco nel bacino idrico, amplificando l'onda che alla fine ha attraversato la diga, secondo il resoconto di CittaNuova dello studio OGS-Università di Parma.

Una centrale idroelettrica proposta vicino alla diga

L'anniversario ha anche riacceso una disputa locale su un impianto idroelettrico sotterraneo proposto vicino al sito della diga. Secondo l'outlet italiano IlNordest, un'azienda chiamata Welly Red ha proposto un impianto di circa 12 milioni di euro che utilizzerebbe una caduta d'acqua di 123 metri sotto la diga per generare circa 13,3 milioni di chilowattora all'anno, con la costruzione progettata per rimanere nascosta all'interno della montagna.

IlNordest riferisce che il progetto ha diviso le comunità lungo la valle: Erto e Casso, a monte della diga, l'hanno generalmente supportato come fonte di sviluppo economico locale, mentre Longarone, a valle, e la più ampia provincia di Belluno vi si sono opposti, citando preoccupazioni per il ruolo del sito come memoriale. L'outlet riferisce che una decisione regionale di giugno 2026 ha esentato il progetto da una valutazione di impatto ambientale completa, dopodiché gruppi tra cui "Vajont, il futuro della memoria" hanno presentato ricorsi al tribunale amministrativo regionale italiano (TAR) nel settembre e ottobre 2026 contestando quella decisione.

Quei soldi ci servono

— Antonio Carrara, sindaco di Erto, citato da IlNordest

Un memoriale disturbato

CittaNuova ha anche riferito un atto di vandalismo legato alla memoria del disastro: a metà settembre 2026, individui non identificati hanno rimosso una piccola statua della Madonna, insieme a targhe commemorative e un registro di vetta, dalla cima del Croda Granda nel comune di Gosaldo, nella provincia di Belluno. La statua era stata originariamente recuperata dal letto del fiume Piave dopo il disastro del 1963 da volontari di Fossalta di Piave e collocata sulla vetta come memoriale; CittaNuova riferisce che è stata successivamente trovata in una gola e ha richiesto un'operazione di elicottero per essere recuperata.

Disastro del Vajont: dati chiave
VoceValoreFonte
Data9 ottobre 1963Protezione Civile italiana
Volume della frana~270 milioni m³Protezione Civile italiana
Acqua spostata~50 milioni m³Protezione Civile italiana
Morti confermati1.917 (circa 400 mai ritrovati)Protezione Civile italiana; CittaNuova
Altezza della digaOltre 260 metriProtezione Civile italiana
Costo della proposta di centrale~12 milioni di euroIlNordest

Domande

Quante persone sono morte nel disastro del Vajont?
Il servizio di Protezione Civile italiano e i media italiani riferiscono 1.917 morti confermati, con circa 400 vittime mai trovate; alcune stime più ampie citate in altri resoconti vanno fino a circa 2.000 o più.
Cosa ha causato la frana del Vajont?
Secondo la Protezione Civile, la diga e il bacino idrico sono stati costruiti senza tener adeguatamente conto della struttura geologica instabile dei versanti attorno al Monte Toc, che ha ceduto il 9 ottobre 1963.
Cosa aggiunge la nuova ricerca del 2026 alla storia del Vajont?
Ricercatori di OGS e dell'Università di Parma hanno presentato scoperte nell'ottobre 2026 suggerendo che la frana coinvolgeva due blocchi di roccia di composizione diversa che si muovevano a velocità diverse, con il secondo blocco che spingeva contro l'acqua già spostata dal primo.
Perché c'è una disputa su una nuova centrale idroelettrica al Vajont?
Un'azienda ha proposto una centrale idroelettrica sotterranea vicino alla diga; le comunità a monte come Erto la sostengono per ragioni economiche, mentre Longarone a valle e la provincia di Belluno vi si oppongono per motivi memorialisti, e gli oppositori hanno presentato ricorsi al tribunale amministrativo regionale italiano.

Come lo racconta il mondo

Fonti

  1. CittaNuova — Vajont, 63 anni dopo: nuovi studi e vandalismo che infanga la memoria
  2. IlNordest — Vajont, 63 anni dopo il disastro: la memoria della tragedia incontra la nuova centralina
  3. Italian Civil Protection (Protezione Civile) — The Vajont Landslide

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